lunedì 5 aprile 2010

Buonasera, canta Damien

In Raiset vanno di gran moda gli show a base di bambini canterini: le giovani ugole hanno un effetto balsamico sugli ascolti dei decotti sabati sera generalisti. La sinistra padronanza del mezzo dimostrata dai fanciulli rende lo spettacolo, a un occhio più smaliziato, tutt’altro che rassicurante: il piglio luciferino e l’occhio fisso, dritto in telecamera li fanno sembrare già arsi dal sacro fuoco della tv, posseduti dal demonio catodico.

Secondo un'antica tradizione ebraica, Satana è colui che si fa grande con i piccoli e piccolo con i grandi: diabolica affinità con questi minuscoli esserini, che esibiscono orgogliosamente timbri e movenze da consumati chansonnier, e con adulti giuggioloni, spesso ridotti a stadio infantile, eterni Peter Pan.
Bambini e cuccioli sono sempre stati usati a man bassa da cinema, tv e pubblicità in tempi di crisi creativa: rappresentano la scorciatoia facile per racimolare consensi e quattrini, arrivando al cuore della gggente con innocente cupidigia, tra zecchini d’oro e piccoli fans, ragazzi che si restringono o che perdono aerei, bimbi belli, amici a quattro zampe ed emuli di Shirley Temple.





A proposito dell’enfant prodige del cinema americano degli anni ’30, Fruttero e Lucentini notarono in un celebre articolo, ironicamente intitolato Heil Shirley!, un’inquietante analogia: "Non c'è un rapporto diretto e dimostrabile tra Shirley Temple e Adolf Hitler, tra i riccioli d'oro e le camere a gas. Ma gli anni sono pur quelli e l'occhio del postero distingue ormai senza sforzo dietro il mostruoso dittatore urlante la mostruosa frugoletta che canta le sue canzoncine. Piacevano, piacevano entrambi, piacevano irrazionalmente, cultisticamente, totalmente. Entrambi pescavano in quella cupa palude dove la massima sdolcinatezza confina con la massima ferocia, e forse la provoca".





E’ il rischio di parlare alle pance anziché alle teste: si deprime il senso critico, lasciando che le scelte e i gusti vengano orientati dalla pura emotività. La politica si fa spettacolo e lo spettacolo politica, in un intreccio incestuoso dove i veri bambini sono in realtà i cittadini, trattati come pre-adolescenti, ascoltano da anni le stesse favole e gli va bene così. Anche la propaganda ha sempre sfruttato il meccanismo, lasciando che i peggiori dittatori si facessero ritrarre con un frugolo in braccio di fronte alla folla: chi accarezza un bimbo, o gli concede un prime-time, non può essere così cattivo.





I piccoli televisivi nostrani diventano un format, affrontano la diretta con navigato senso del palcoscenico, facendo inevitabilmente ricordare l’Anna Magnani di Bellissima, disposta a tutto pur di garantire alla figlia il successo a Cinecittà. Immaginiamo con malinconia le ansie da prestazione canora dei genitori di oggi, mentre selezionano il guardaroba fighetto per la prole e li accompagnano a prove e provini, pronti a farli sgolare per sparare imberbi acuti nel microfono e nei nostri timpani.





Padri e madri sognano per le loro creature un futuro nel dorato mondo dello show-biz, ma non sanno di essere solo comparse in un romanzo scritto da qualcun altro, meccanismo minore, in tutti i sensi: gran parte di quei pargoli faranno i ragionieri o andranno a cantare al massimo in qualche matrimonio a Vibo Valentia. Privi di difesa, vittime di famiglie distratte e scuole inadeguate, vengono strumentalizzati dagli strateghi del palinsesto delle nostre vite, negli studi tv e negli oratori, prima ancora di affacciarsi al mondo con la necessaria consapevolezza.






E quasi per sbaglio Eddie scoprì una delle grandi verità della sua infanzia: i veri mostri sono gli adulti. (Stephen King)






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