
La
cinquantanovesima edizione del Festival di
Sanremo, la più celebre kermesse canora italiana, è alle porte, e, dopo la presentazione ufficiale degli
artisiti e dei brani con i quali di esibiranno sul palco dell'
Ariston, fra il 17 ed il 21 febbraio prossimi, avvenuta qualche giorno addietro,
rumors su
rumors si susseguono fra il Web e le pagine di quotidiani e settimanali vari (in primis
Tv Sorrisi & Canzoni, che offre tutte le settimane curiose chicche in merito).
Ad esempio il numero di questa settimana del popolare periodico diretto da Alfonso Signorini svela che il conduttore e direttore artistico della prossima edizione del festival Paolo
Bonolis starebbe pensando di dedicare ognuna delle quattro serate della kermesse ad un tema diverso, con un ospite femminile differente in ognuno dei casi. Lo stesso settimanale
Mondadori annuncia, inoltre, che
Bonolis avrebbe fatto il nome di Luciana
Littizzetto, l'irriverente attrice e comica torinese, che potrebbe far incursione all'
Ariston nel corso dell'ipotetica serata dedicata alla satira, della quale la grande
Lucianina, come la chiamerebbe Fabio
Fazio, che la ospita tutte le domenica sere nell'ultimo quarto d'ora del suo Che tempo che fa, è indubbiamente maestra.
Ora, a prescindere dal fatto che la cosa andrà in porto o meno, non potrei che compiacermi di ciò. Al di là della simpatia e della stima che nutro nei confronti di questo personaggio, la notizia, oltre ad avermi fornito lo spunto per questo post, ed oltre ad avermi fatto un
attimino riflettere, mi ha regalato quel particolare entusiasmo e quella particolare voglia di sintonizzarmi su
Rai Uno in una di quelle sere, cosa che, primi cinque minuti della prima serata a parte, mi sarei risparmiato ben volentieri, nonostante la presenza di Paolo
Bonolis, che a lungo andare, anche lui, scoccia, diciamocelo.
Personalmente, sono del parere che, dopo un certo periodo di tempo, qualsiasi trasmissione o personaggio (chiaramente la cosa si potrebbe estendere anche in altri ambiti, al di fuori dal nostro) prima o poi stufa, e sarebbe necessario levarlo, ma non dico definitivamente, dalla circolazione, o perlomeno svecchiarlo e rivederlo un momentino, per evitare il poi prevedibile effetto, che mi auguro con tutto il cuore riesca a colpire buona parte delle suddette cose. Certamente risponderebbero, ci allontaniamo un
attimino dal confine festival, prontamente che ogni qual volta si prova a far qualcosa di nuovo si
floppa, e questo è anche vero. Ma la colpa di chi è? Del povero pubblico, forse?
Dicendo ciò, volendo, avrei detto tutto, senza l'aggiunta di ulteriori dettagli. Intendiamoci, chi vuol intendere, intenda. La mia trattazione, che sarà poi ripresa nelle prossime settimane, con l'arrivo di nuovi spunti di riflessione e dibattiti, ho pensato bene di interromperla con un bel punto di domanda, che pretende da voi lettori, a questo punto, una soluzione. Secondo il vostro parere, come mai si è arrivati a dire ciò? Come mai siamo arrivati a dire (anche se magari non state dalla mia parte rimane sempre qualcuno che fa riflessioni del genere, al costo di essere l'unico sulla faccia della Terra, ma
escluderei codesta possibilità) che il festival lo si guarda solo
perché c'è Luciana
Littizzetto?
Viene spontaneo aggiungere che il festival sta poi indubbiamente, e quanto si dice su quest'edizione conferma quanto dico, perdendo la sua vera essenza, la sua ricetta tradizionale, abbandonando sempre più la musica per scivolare nei quasi prevalenti momenti "alternativi", disperato espediente a cui giustamente si fa ricorso per fare ascolti.
A voi l'ardua sentenza, ed il compito di
schierarvi o meno dalla mia parte, dunque, qualora lo vogliate, ed abbiate argomenti per farlo, proseguire il dibattito, dando sfogo ai vostri pensieri in merito. Tanto per fare qualcosa di diverso ho anche creato un gruppo su
Facebook, al quale, chi si accoda alla mia trattazione (è necessaria l'iscrizione al network; se non avete ancora provveduto potrebbe essere una buona occasione per farlo), potrà unirsi. Per entrare nel gruppo andate
qui.